Un Matto Qualunque

Un Matto Qualunque

Un matto qualunque è una storia tratta dal libro - Oltre il Tempo - cliccando potrete leggere questa storia gratuitamente. Buona lettura .

UN MATTO QUALUNQUE

 

 

-          Mi scusi, vuole accomodarsi?

-          Come scusi?...ah si …accomodarmi,.. preferisco aspettare che si liberi il posto all’angolo di fronte alla vetrina se non le dispiace..

Mattia come tutti i pomeriggi si recava al Bar centrale del Paese, subito dopo aver finito di lavorare.

Il Paese di Ronchelli contava più o meno venti mila abitanti, era insolito che un giovane si trovasse ad abitare ancora da quelle parti.

I suoi coetanei preferivano sin dall’età di 18 anni a trasferirsi in città per studiare o trovare lavoro migliore di quello che poteva offrire il paese.

Un paese particolare alle falde delle Madonie, di vecchie tradizioni e tanta natura… veniva chiamata la cittadella dei limoni per il suo accogliente parco fitto di alberi di frutti dorati.

Mattia un ragazzo molto introverso, di bassa statura e molto esile, portava sempre degli occhiali da sole più grandi del suo volto che se non fosse stato per il suo naso molto pronunciato, gli sarebbero cascati continuamente. Un ragazzo moro dai capelli un po’ lunghi, gonfi e  scarmigliati a tal punto che nemmeno l’ultimo strumento tecnologico avrebbe potuto dare una piega diversa.

Lavorava dai fratelli Lo Cascia, chiamati i PATRUNI RU PAISI, una famiglia benestante, grazie alla loro fabbrica di limoni riuscivano a dare lavoro in paese.

Mattia dalle 7 del mattino fino alle 16 lavorava in fabbrica ad incartare i limoni ad uno a uno mentre scendevano da un marchingegno enorme, per poi smistarli nelle varie cassette di legno.

-          Mattia ma a cu pensi? Travagghia amuni’ forza picciotto!

I fratelli Lo Cascia non avevano tatto nel dire le cose, ma Mattia aveva altro da pensare…. Erano mesi che pensava solo ad una cosa.

    Con chi parla?

Prima o poi glielo domanderò, ma cosa…cosa devo domandare?

Scusi ma lei con chi parla? No no… troppo banale, devo trovare il coraggio innanzitutto di avvicinarmi e poi trovare le giuste parole. È fantastico, è perfetto, sembra che ci sia veramente qualcuno vicino a lui.

Questa storia mi sta mettendo in confusione…. Devo capire.

 le 15 e 40 … ci siamo quasi! ”

La giornata si presentava solare, la primavera rendeva il paese pieno di colori e profumi.

Intanto Mattia finiva di lavorare, erano le 16 in punto, si tolse il camice, diede una sciacquata al viso e guardandosi allo specchio rinunciò al pensiero di darsi una sistemata ai capelli.

Prese lo zainetto, mise i suoi occhiali da sole e con volto ammiccante gridò:

<< Sa benerica a tutti, ci vediamo lunedì. >>

-          Se vuole si è liberato il posto all’angolo dinanzi alla vetrina

-          Ah, grazie!

-          Le porto qualcosa?

-          Si grazie, un the con dei biscotti alle mandorle.

Quella postazione all’angolo del bar, per molti era gradito per  la visuale che offriva, bastava guardare la vetrina per sentirsi all’aria aperta.

Il famoso parco dei limoni ben curato, era una vera chicca del paese, ma Mattia, più che guardare il parco, era incantato da una cosa sola.

Ogni giorno alle 16:30 puntuali, sulla stessa panchina del parco, vi era un uomo anziano, avrà avuto circa 80 anni a giudicar dalle sue rughe, una lunga e arruffata barba lo caratterizzava, portava una coppola quadrettata che ogni tanto sistemava facendo intravedere il suo capo stempiato.

Una camicia marrone abbastanza larga contenuta da un gilet  stessa fantasia della coppola, una cinta di corda legata ben stretta a sorreggere quei pantaloni di velluto a forma di palloncino, a giudicar dal vestiario era decisamente un barbone, ma riusciva, fra movimenti e postura, ad assumere un aria di autorità e perché no, anche una certa classe.

Aveva con se sempre una pipa, estraeva dal suo taschino del tabacco, la riempiva, l’accendeva boccheggiando soddisfatto e cominciava.

Era come rivedere un film, faceva gli stessi movimenti tutti i giorni.

Dopo aver acceso la sua pipa, dava spazio in quella panchina, facendo due piccoli spostamenti con il sedere per poi accavallare la gamba, una mano sul ginocchio e cominciava a parlare guardando a destra.

Parlava solo, ma lo faceva così bene che anche Mattia credeva che stesse parlando veramente con qualcuno.

Riusciva a fare intere discussioni, ogni tanto si soffermava come se stesse ascoltando, ogni tanto sorrideva e fumava, fumava, fumava…

Era un’autentica discussione fra due, ma tutto ciò faceva rabbrividire al sol pensare che era solo!

-          prego, il suo the e i suoi biscotti

-          grazie, quanto le devo?

-          4 euro signore

“ Chissà se vede veramente qualcuno, chissà cosa sta dicendo, cosa sta raccontando, cos’è che lo fa ridere così tanto. “

Mattia tutti i giorni si faceva mille domande guardando quest’uomo, era un ipnotizzante situazione che lo incuriosiva, lo affascinava e nello stesso tempo lo innervosiva.

S’innervosiva per non avere il coraggio di andare li, sedersi vicino e togliersi questa curiosità.

Intanto il vecchio si chinava come per raccogliere qualcosa caduta all’uomo immaginario, in realtà non aveva raccolto niente, ma la mimica era talmente perfetta che si riusciva ad immaginare pure gli oggetti inesistenti.

Mattia cominciava ad agitarsi e mangiare quei biscotti con voracità.

Aveva deciso di andare a parlare con il vecchio, proprio oggi per il giorno del suo trentesimo compleanno, voleva farsi questo regalo, doveva togliersi questa curiosità che ormai era pensiero costante.

Finito i suoi biscotti, bevve l’ultimo sorso di the, spolverò le sue mani sopra la camicia e si alzò.

Si mise i suoi occhialoni da sole, con sguardo sempre fisso al parco, fece un sospiro e disse: vado!

Le sue gambe erano tremolanti, il suo respiro sempre più ansioso e così uscì da quel bar e s’incamminò verso quella famosa panchina. L’emozione era talmente forte che non udii nemmeno il saluto della cameriera, come se per un attimo intorno a lui non esisteva più niente, se non un parco, una panchina, un vecchio matto!

-          Buonasera, posso

-          Certo ragazzo, accomodati

Spolverando con una mano la cenere della pipa caduta sulla panchina, invitò a Mattia a sedersi alla sua sinistra facendogli un grande sorriso, poi si rigirò alla sua destra e continuò a parlare, ma stavolta piano, quasi sussurrava per non farsi sentire… ogni tanto rideva e le sue solite pause lasciavano in quella circostanza un enorme imbarazzo.

Approfittando di quel silenzio….

-          Mi scusi, ma lei…. Vede qualcuno?

-          Qualcuno? Io? Certo.. si chiama Moreno, come il mio bis nonno… mentre io presi il nome di mio nonno, si chiamava Ferdinando, ma tutti, sin da piccolo, m’hanno sempre chiamato Nando.

-          Capisco signor Nando, mi scusi se ho improvvisamente interrotto la vostra conversazione, ma vorrei farle un’altra domanda…. Se posso…

-          Certo giovanotto, ancora non so il tuo nome..

-          Mattia, mi chiamo Mattia… piacere.

Il vecchio Nando incominciò a pronunciare il suo nome scuotendo il capo a destra e a sinistra, intervallando una risata borbottante. Di certo non era normale ma tutto sembrava sempre più misterioso e interessante. Ad un tratto continuò a parlare alla sua destra e li ritornò in Mattia la sensazione di imbarazzo.

Dopo una decina di minuti…

-          Mattia volevi dirmi qualcosa?

-          Si, signor Nando, la domanda è al quanto imbarazzante ma mi duole doverle dire che io non vedo la persona seduta alla sua destra.

-          La domanda giovanotto, qual è?

-          Lei vede qualcuno o no? Lei sta parlando da solo!

-          Vedi giovanotto, erano tempi d’oro quando capii che tutto non era facile, tutto era così chiaro e ricco, tutto era tutto e niente, io non capivo perché non mi facevano capire….. pensa che prima non vedevo quello che gli altri vedevano, adesso gli altri non vedono ciò che io vedo.

Anche lui si ritrova nelle mie stesse condizioni!

-          Lui chi?

-          Moreno, lui, te lo presento!

A quel punto Mattia fece un cenno con la mano dicendo piacere. Li per li assecondò il vecchio matto per non far troncare la sua attenzione. Sicuramente si trattava di un vero matto, spiegava le cose in maniera molto confusa e complicata e ogni tanto fissava Mattia con lo sguardo sicuro, dall’alto verso il basso, con aria di superiorità a tal punto di sminuire il ragazzo.

-          Continui pure la seguo….

-          Tu, giovanotto, quanti anni hai?

-          Oggi ne compio 30 signore.

-          Hahaha 30 anni, non ricordo più i miei 30 anni, son passati tanti anni… questi giochi d’artificio sono per te mio caro, guarda come sono belli. Ho un regalo per te…

Scusandosi con il suo amico immaginario, si alzò dalla panchina, fissò gli occhi al cielo meravigliato da quei fuochi d’artificio che in realtà non esistevano, poi andò al primo albero, prese un limone e con aria soddisfatta seguito da un balletto che poteva somigliare ad un tip tap  disse:

-          Auguri ragazzo, ti meriti un bel limone

-          Grazie signor Nando, lei è molto gentile.

-          Nascondilo mio caro giovanotto, se no l’amico mio Moreno potrebbe incazzarsi… lui ama la natura, per lui tutto deve rimanere per come Dio l’ha creata.

Vedi giovanotto… qual è il tuo nome?

-          Mattia.

-          Ah si, Mattia, vedi Mattia la vita non è quel che si vede, ma come la vedi. Io ho creato il mio mondo, il mio modo di pensare e nessuno mi deve venire a dire cosa è giusto e cosa no!

Il pensiero ti rende vivo, ti aiuta e ti fa capire che sei vivo, ma se tu vuoi, e ripeto, solo se tu lo vuoi puoi essere vivo mentre pensi… altri scelgono di pensare essendo morti dentro.

E mentre parlava di cose poco chiare, argomenti sempre più confusi si risedette e ricominciò a parlare con il suo amico Moreno.

Mattia non stava capendo niente, il vecchio matto parlava tanto ma non diceva niente, non dava risposte alle sue domande ma era comunque interessante e intrigante ascoltarlo e osservarlo da vicino.

Tutto ad un tratto si mise a ridere a crepacuore e girandosi verso Mattia disse:

-          AHahahahaha giovanotto, tu come ti chiami?

-          Mattia signore!

-          Ah già, Mattia, hahahaha per la gente io sono un pazzo, lo pensi anche tu?

-          No no signore, non mi permetterei mai!

-          La gente non sa che il mondo dei pazzi è un mondo a se, non ha confini, ma la gente cosa vuole capire?

<< TUTTI SIAMO MATTI>> HAHAHAHAHA

Basta chiudere gli occhi un giorno, per poi riaprili e accorgerti che c’è qualcosa che non va e incominci a farti mille domande, e mai una risposta.

Alla fine, capisci che devi invertire le domande alle risposte, ti darai tante risposte senza nemmeno una domanda, solo così sei libero e ti senti diverso, ma poco importa se la gente ti vede diverso da loro, l’importante è che tu ti senti diverso.

La mente di Mattia stava entrando in perfetta confusione e continuava a seguirlo sempre più incantato, era quasi ipnotizzato da quelle parole senza senso che stavano pian piano esaurendo le sue domande, come diceva il vecchio pazzo. Ad un certo punto l’avvicinarsi di una bella ragazza sospese la loro conversazione.

Mattia appena la vide non riuscì a staccarle gli occhi di dosso. La ragazza sembrava quasi imbarazzata e con voce tremolante disse:

-          Ciao, posso sedermi?

-          Prego, certo!

Così Mattia le fece spazio alla sua sinistra, spostando il limone e nascondendolo nel suo zainetto per paura che l’amico del vecchio matto se ne accorgesse. La ragazza seguì questo suo movimento con aria incuriosita.

-          Non si preoccupi signorina, è una storia lunga.

-          Capisco,  …. Scusami … posso farti una domanda?

-          Certo !

-          Ma tu parli solo o vedi qualcuno?

 

 

                                                                    ( questa storia non l’ho mai scritta ) Apennaf